Elezioni, campagne elettorali e altre derive

Eccoci qui a tirare le somme di un’altra elezione: un’altra campagna elettorale, durata mesi, si è conclusa nel modo che tutti potevamo facilmente prevedere (con l’unica eccezione Torino). Il termine della campagna elettorale e l’elezione del nuovo sindaco (o “sindaca”, perché le pari opportunità ora lo richiedono) permettono di poter spendere due parole su come ho personalmente vissuto questa campagna, probabilmente (e mi riferisco a Roma, città in cui ho la fortuna, e talvolta la sfortuna, di vivere) la più squallida che possa ricordare in ventidue anni di vita. Ora, muoversi in tempi come questi in un percorso scivoloso come la politica non è semplice, e la situazione che è venuta creandosi mi “costringe” indirettamente a premettere la mia totale estraneità dai due partiti (o dal partito e il movimento) giunti al ballottaggio (avendo espresso la mia preferenza su Stefano Fassina), tutto ciò reso necessario dall’atmosfera cupa che da tempo circonda i “discorsi politici” in cui ci vuole poco a diventare, sulla tastiera e nella mente di chi scrive, un “piddiota” (con la felice variante “piddino“) o un “grullino” a seconda dei giudizi espressi, a cui solitamente fanno da corollario frasi come “stai a rosicà“. Proprio di questo voglio scrivere quest’oggi, tentando un discorso che percorra trasversalmente gli schieramenti politici attraverso uno sguardo “a volo d’uccello” sull’elettorato di questi ultimi, tentando altresì di soffermarmi su come sia cambiata la concezione di “sostenere” un determinato partito arrivando a ciò che ormai percepisco come un’assoluta deriva. Riprendendo quanto precedentemente scritto, questa campagna elettorale può entrare di diritto nella top 3 delle peggiori campagne della storia recente della Capitale, e i motivi che mi spingono a dirlo sono molteplici, a partire proprio da come si è svolta quest’ultima: abbiamo passato mesi convivendo con i soliti manifesti abusivi (con annessa battaglia su chi fosse più pulito) e, soprattutto, con le trasmissioni televisive che, a tempi sempre più regolari, ospitavano un bel dibattito in cui i candidati (e annessi conduttori) hanno dato il via ad una spirale di squallore che non si è mai arrestata. Il terreno su cui si è svolto il dibattito politico non ha mai preso lontanamente in considerazione i tanti vituperati programmi politici e i vari conduttori non sono mai stati in grado di porre delle domande vere sulle vere problematiche della città, dando perlopiù spazio a potenziali domande da “scontro” becero  come dichiarazione dei redditi, orientamento religioso, buche e olimpiadi (per citarne alcune), senza soffermarsi sull’approfondimento di tematiche come la situazione delle periferie, come restringere un minimo la forbice sociale, come creare in questi luoghi degli spazi di aggregazione per sottrarre i giovani alla criminalità, come investire in cultura, come ritrattare il debito ciclopico del Comune. Alle risposte esaustive, complesse e chiarificatrici si è preferito lo scontro a tutti i costi, prendendo a spunto ogni questione per gettarsi contro il nemico, muovendo così insulti verso “le precedenti gestioni mafiose” o contro “gli incapaci che non saranno in grado di gestire la città” a priori. Notando la scarsità di argomentazioni proposte dalle varie forze politiche, ho provato a ricercare la chiarezza nei programmi disponibili su internet, ma anche qui il problema non si è risolto: “investiremo nelle periferie“, il succo di ciò che, ad esempio, si leggeva nei programmi elettorali, ma il destino ha voluto che nemmeno lì si parlasse effettivamente di come si intendesse muoversi per realizzare il nobile proposito. La campagna si è svolta con un altissimo tasso di approssimazione (in tutti i settori) che ha contribuito a cancellare quel poco di ideologia che era sopravvissuto e a sviluppare nell’elettore medio un “sentimento da tifo di calcio” in cui non conta null’altro al di fuori dello scontro verbale con il tifoso avversario. Questo sentimento, in antitesi con ciò che dovrebbe essere la politica, è stato imperante su tutti i fronti grazie soprattutto ai candidati stessi che hanno fomentato una sorta di “odio a prescindere” verso la controparte alimentando provocazioni sterili, giocando tutte le carte sulla destabilizzazione della “figura privata” del rivale, toccando quindi tematiche frivole come soldi guadagnati, case o casali dichiarati, presunto assenteismo nel consiglio comunale, lavori passati e chi più ne ha, più ne metta. Le “bufale” si rincorrevano quotidianamente e non passava giorno in cui non arrivassero smentite, accuse e controaccuse, il tutto sottolineato dalla folla urlante che introiettava ogni screzio incassato dal/dalla candidato/a con la stessa casacca recependolo come un insulto personale, arrivando di conseguenza a rigettare odio a dosi massicce. In questa enorme metamorfosi da derby calcistico, va preso atto del fatto che la grande esclusa rimaneva la politica. Si cerca lo slogan, le dichiarazioni da “un minuto massimo”, gli appelli all’onestà: il resto rimane fuori. Prendendo ormai atto del fatto che le “nuove piazze” da conquistare siano non più (o comunque non solo) quelle materiali ma “virtuali” e che dunque molta parte della campagna elettorale si gioca proprio sull’utilizzo delle piattaforme elettroniche, viene da sé che l’osservare il comportamento delle persone sui grandi social network sia effettivamente utile per avere un’idea “veritiera” di quale sia l’approccio della gente alla politica: non mento nell’affermare di non aver mai visto un dialogo costruttivo, un’analisi oggettiva sui problemi e sulle colpe effettive delle precedenti gestioni (e di errori ce ne sono, veramente troppi), una previsione su basi solide su come si possa evolvere la situazione, ormai insostenibile, della Capitale. Ovunque solo cori da stadio, esultanze degne di uno scudetto, sfottò e aggressioni verbali, il tutto scandito da svariati “#ciaone” che ogni tanto si levano da qualche twitter. Comprendo bene la situazione di disaffezione del cittadino medio nei riguardi di una politica che, da ormai più di trent’anni, non riesce più a far fronte degnamente ai problemi del paese, ma questa deriva che si sta manifestando da poco meno di dieci anni inizia a preoccuparmi particolarmente, e non vedo una via di fuga. Probabilmente, prima di ricominciare a parlare dei problemi della città, dovremmo rifondare il nostro modo di rapportarci con la politica, spronando i candidati a dare risposte concrete su basi concrete, non accontentandoci semplicemente del “meno peggio” o del semplice “provare”, fuggendo la mentalità da gossip e superficiale che lentamente ci sta uccidendo. Mi auguro che sappiate prendere questo piccolo “sfogo” nelle sue considerazioni generali e non come un semplice “attacco” alle forze politiche in gioco, risparmiandomi commenti fuori luogo. Spero nel profondo che, di qui a breve, si potrà arrivare a parlare in maniera “civile” e senza pregiudizi di come amministrare una città, destinata ad avere certamente un futuro roseo se si innalzerà il dibattito cittadino.

-Fabio

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11 risposte a "Elezioni, campagne elettorali e altre derive"

  1. Probabilmente in questo momento la situazione è proprio questa, ma bisognerebbe interrogarsi sul perché la “domanda” è così approssimativa e trarne delle conseguenze. Anche se, in linea di massima, non amo ragionare sulle persone in termini di “merce”.

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  2. Un sindaco, pur bravo non può risollevare Roma da questo stato di degrado, ormai troppo diffuso e incancrenito, dove le variabili per un riassesto sono tante e incontrollabili.
    Voglio dire che alla base c’è una popolazione assai eterogenea e anarchica, che negli ultimi decenni si è imbastardita.
    Gli stessi romani sono incivili, non tutti ma sufficienti a rendere la città ogni giorno peggiore. Nn possono invocare il malgoverno come giustificazione del loro imbarbarimento, dovuto anche ad un’invasione immigratoria che non conosce limiti ne regole.
    E’ la maleducazione, l’insensibilità dei cittadini, nel loro insieme, a rendere impossibile una risalita.
    C’è, al tempo stesso, un degrado generale della Repubblica, in tutti i suoi settori, cominciando da quello giudiziario, divenuto troppo lasco nelle condanne, lento, carente nelle indagini, senza mezzi, antiquato, con giudici assenti, riuniti in sindacati che formano caste di intoccabili, riuscendo a condizionare anche il potere legislativo.
    Riscuotono prebende, privilegi, il frutto di corruzioni ma spesso terrorizzati dai delinquenti mafiosi, camorristi, ‘dranghetosi, impossessatesi da decenni della capitale e dintorni e del Lazio.
    Fanno il proprio comodo taglieggiando ogni attività che possa dare un reddito, strozzando i cittadini con la pratica del ricatto, del pizzo, dell’usura, riciclando denaro sporco, organizzando rapine e spacciando droga. Delinquenti con carichi di reati già compiuti che vengono regolarmente liberati.
    Lo Stato è inerte, assente; la magistratura è prona, resa sterile e inefficace da decenni di leggi catto-comuniste che salvano i delinquenti, condannando i cittadini a subire ogni genere di reati e violenze.
    Non c’è il rispetto delle regole. Non solo il saccheggio della capitale ma anche quello dello Stato da parte degli stessi dipendenti indolenti, con troppi e inutili dirigenti, assenteisti loro stessi, con doppi lavori e incarichi, predisposti alla corruzione.
    A ciò si aggiunge un degrado dei servizi che i sindacati stessi contribuiscono ad affossare con pretese sempre più gravose per i bilanci comunali. Picchi incredibili di assenteismo, utenti che non pagano i biglietti, conducenti svogliati, scioperi selvaggi e sabotaggi di mezzi pubblici per non lavorare, come succede anche a Napoli.
    Enormi quantità di denaro spese con contratti di manutenzione da rapina, assunzioni clientelari, consulenti inutili e personale esterno per servizi che dovrebbero svolgere gli stessi dipendenti.
    Sui mezzi pubblici stuoli di borseggiatori e molestatori. La notte anche stupratori e sprangatori di autisti e passeggeri.
    Attacco degli abusivi alle periferie, occupatori di stabili che cacciano via i legittimi proprietari e si impadroniscono di appartamenti, anche vuoti, da assegnare secondo liste che nessuno più rispetta.
    La polizia non fa nulla, quando interviene decisamente gli agenti vengono puniti dai giudici politicizzati, per questo tardano e se ne fregano.
    Auto vecchie e senza benzina, agenti male armati e peggio difesi, con mezzi superati.
    L’età media supera i 50 anni, in tanti imboscati in fureria, al caldo, a registrare multe per tartassare i cittadini.
    Le leggi non tutelano i proprietari, chiunque può impossessarsi della tua abitazione, se ti capita di andare una settimana all’ospedale.
    Siamo proprio nella legge della giungla; il cittadino si sente assediato dalla criminalità comune, con rapine anche di giorno, stupri, borseggi, scippi, ricatti anche da parte dei parcheggiatori abusivi.
    Per non parlare degli assalti in villa nel circondario, campi nomadi con baracche abusive, cumuli di immondizie ogni dove, roghi puzzolenti di rottami, pneumatici, auto rubate, furti di rame nelle installazioni per treni, tram, elettrocondutture.
    La mattina partono dalle periferie, si infilano negli autobus e nelle metropolitane (ne sono testimone), obiettivo il centro per derubare i turisti, ai semafori a sporcare i parabrezza, fuori i supermercati a mendicare, con bambini resi schiavi, magari rubati a mamme distratte durante la spesa.

    Le rive del Tevere piene di immondizie, sotto i ponti dormono senzacasa, nelle stazioni barboni puzzolentissimi, da vomito, bisogna correre trattenendo il fiato per prendere il treno o il tram (ne sono testimone).
    Qualsiasi struttura pubblica o privata temporaneamente inattiva, di valore storico anche importante, viene assalita, smontata da ladri specializzati, distrutta dai senzacasa, barboni (prodotti dalla legge 180 Basaglia 1978), spacciatori di droga, delinquenti di ogni risma.
    Parlare delle strade dissestate e del traffico caotico è il meno.
    Vigili sguinzagliati a fare multe con autovelox nascosti, anche dove si potrebbe circolare a maggiore velocità.

    Questo è un elenco parziale di orrori per una città/vespasiano, dove anche i turisti scappano dopo poche ore, appena visto il Colosseo, affollato di bancarelle abusive con panini alla salmonella, bibite pagate carissime, balordi che si fingono centurioni, mimi che s’improvvisano statue, guide e taxi abusivi. Venduti biglietti per ingressi che invece sono gratuiti.
    E’ una truffa continua a tappeto. I vigili non fanno nulla, stanno lì a chiacchierare, corteggiando le vigilesse.
    I soliti delinquenti in agguato pronti a scippare e borseggiare.
    Questo è un cucchiaio di vicende su “ La Grande Schifezza”, ma ce n’è una zuppiera piena.
    Per questo ritengo che questo sindaco potrà intervenire, pur con tutta la sua buona volontà e talento, solo marginalmente.
    Mancando una polizia operante (c’è solo come costo, come in tanti altri servizi) il rispetto dell’ordine pubblico, la ripulitura della città da tutti i pregiudicati, il blocco delle costruzioni per una città troppo vasta e incontrollabile… è di là da venire.
    E’ una città da bruciare, Nerone lo farebbe una seconda volta, ma non riuscirebbe a ricostruirla.
    Le cose rimarranno come sono, perchè manca lo Stato e chi lo governa.
    Soltanto quando la situazione sarà ulteriormente degradata al punto da innescare una rivolta incontenibile, con l’assalto della popolazione ai palazzi del potere, gettando dalle finestre tutti i faldoni, le scrivanie, i computer (usati solo giocare), rincorrendo i dipendenti a calci nel sedere… si potrà pensare ad un rinnovamento ma, attenzione, occorre un dittatore, che instauri uno stato di polizia, perchè la democrazia ha fallito.
    Virginia Raggi è l’ultima possibilità, poi vogliamo i colonnelli.

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  3. Una provocazione dettata dall’esasperazione di chi ci ha vissuto una vita, da operaio e pendolare. Non credo che si possa cambiare, al punto in cui siamo, occorre una catarsi.
    Qualcosa di drammatico dovrà succedere, lo sento e lo spero.
    Staremo a vedere.
    Sono per il BRexit, se non per il 23, in un prossimo futuro. La strada è quella.

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  4. Tre giorni fa a Rai News commentavano la sconfitta di Fassino dicendo che lui aveva ben governato, e quindi votando Grillo i torinesi hanno espresso un voto di protesta non contro di lui, ma contro Renzi. Io ho pensato: “Ma possibile che dopo anni ancora tirino fuori sta storia del voto di protesta ogni volta che vince Grillo?”

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  5. In realtà hanno votato Chiara Appendino, non Grillo. Sembra prevalere, dopo tanti anni, maggiormente, il valore delle persone.
    C’è una quantità di donne in gamba veramente straordinario.

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