Quanto sei buona

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Vista del ponte 25 de Abril dalla Torre di Belém, Lisbona

Io mi sveglio tutte le mattine con la radiosveglia, quando devo andare all’università presto, la sveglia suona col giornale radio. Da quattro anni a questa parte, per un masochismo a cui non so dare una spiegazione, mi sveglio con una notizia, che spesso è una brutta notizia. Negli ultimi sei mesi mi è capitato di non riuscire ad alzarmi in fretta per degli shock senza precedenti ricevuti dalla prima notizia del giornale radio.

Ieri sera sono andata a dormire tranquilla, verso mezzanotte gli exit-poll davano in testa il remain, ‘sti referendum sono una farsa, ci siamo detti, ti pare che questi mo’ pigliano ed escono dall’Europa, ci sono troppi interessi. Ma sì, andrà bene, usciamo, che ce la guardiamo a fare la maratona di Mentana.

Stamattina ho faticato ad alzarmi.

Quando sono arrivata da lui, aveva la solita espressione mista tra la stanchezza e l’ansia di quando uno studente modello si alza per sbaglio a mezzogiorno e quindi non riesce a fare tutti i suoi compiti.

Mi ha svegliato mio padre, mi fa, mi ha dato un colpetto e mi ha detto “aho, Brexit eh”. Grazie per aver rovinato il mio sonno.

Il pc è acceso, scorre le notizie, ma ti pare, mi fa, che la gente è così stupida, Dio mio, gli stupidi non vanno derisi, vanno odiati.

È preoccupato. Non allarmato, ma preoccupato. Io lui non l’ho mai visto allarmato, forse è per questo che stare insieme ci viene bene, perché non ci siamo visti in tutte le situazioni, e per fortuna, direi.

Si stende vicino a me, a pancia sotto. Quando si stende a pancia sotto ha paura. Abbiamo pochi pensieri, ma ognuno è pesante come dieci. Andarcene, ma dove? In un paese caldo, in un pese freddo? Ma perché quelli dei paesi freddi vivono bene e senza problemi, e quelli dei paesi caldi sempre mille problemi? Perché il caldo ammattisce, forse? Andiamo in Danimarca. Sìsì, a Copenaghen.

Si gira verso di me a occhi chiusi, odio il mondo, mi fa. Anche io spesso lo odio. I più grandi ci hanno chiuso quasi tutte le exits possibili. Impariamo il francese, che è l’unica cosa che ci rimane di fare. Come si dice “odio il mondo” in francese? Diciamolo nella lingua che ci rimane di poter parlare.

Fa caldissimo, sono le due del pomeriggio e il sole batte e il caldo sale dall’asfalto. Passiamo vicino ai prati del centro commerciale, faccio per parcheggiare.

Guardiamo i prati, l’acqua dell’irrigazione vola alta e innaffia tutto. Poi ci guardiamo noi. Come si vive accanto a qualcun altro se non riesci a sopportare quello che ti sta intorno? Guardi chi ti sta accanto. Ci ammiriamo, noi, e vorremmo il mondo fatto come ciò che ammiriamo.

(Ricordo quando sono scoppiata a piangere perché mi avevano fatto uno scherzo e mi ero preoccupata,dimentico sempre quanto sei buona, mi disse, anche se ridendo.)

Ci guardiamo di nuovo.

Lo facciamo? mi fa

Certo. Perché per andare avanti, lo dobbiamo fare.

La signora Giovanna va a quaranta all’ora su via Scintu, lenta lenta perché l’aria condizionata consuma tanta benzina. Svolta su via Lamaro per parcheggiarsi all’Inps.

Un ragazzo e una ragazza zuppi dalla testa ai piedi corrono e si abbracciano sotto l’acqua dell’irrigazione–

 

Sara (via https://automobilisulgra.wordpress.com/)

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